La banalità del male – Hannah Arendt

la banalità del male Otto Adolf Eichmann, viene rapito a Buenos Aires, dove si era trasferito nel secondo dopoguerra dopo aver cambiato identità, e viene portato in Israele per essere giudicato: quindici le imputazioni. Eichmann è più di un ex tenente-colonnello dell’esercito tedesco in servizio attivo nella seconda guerra mondiale, delle SS per di più. A Norimberga, molti altri criminali di guerra per alleggerire la propria posizione non hanno esitato a chiamare il causa l’ex tenente colonnello. Al processo Eichmann ha una unica linea di difesa: ha sempre eseguito ordini superiori: la motivazione non fu accettata a Norimberga e non sarà accettata neanche dalla Corte Israeliana.

La Arendt non dà un giudizio di merito sulla Corte giudicante: fa una cronaca del processo dalla cattura alla condanna a morte dell’ex SS. E’ singolare quello che però viene fuori dalle testimonianze, spesso confusionarie e contradditorie. Da una parte si evidenzia il fatto che gli Ebrei fossero troppo accomodanti, arrivando a volte ad aiutare i nazisti nella organizzazione delle deportazioni, mentre una parte dell’Europa mandava nei campi di concentramento milioni di Ebrei. Mentre, d’altro canto, alcune nazioni grazie all’azione spontenea delle persone, sia grazie a leggi volutamente inapplicabili o con mille scappatoie, diventavano il rifugio di chi riusciva a scappare. Una cronaca e una ricostruzione storica doverosa.


“Noi lo sapevamo. Non facemmo nulla. Chiunque avesse protestato sul serio o avesse fatto qualcosa contro le unità addette allo sterminio sarebbe stato arrestato entro ventiquattr’ore e sarebbe scomparso. Uno dei metodi più raffinati dei regimi totalitari del nostro secolo consiste appunto nell’impedire agli oppositori di morire per le loro idee di una morte grande, drammatica, da martiri. Molti di noi avrebbero accettato una morte del genere. Ma la dittatura fa scomparire i suoi avversari di nascosto, nell’anonimo.”

Una Risposta to “La banalità del male – Hannah Arendt”

  1. Skeno Says:

    Libro veramente interessante!

    Un atto di accusa non esplicito ma pesante nei confronti di nazioni che hanno più o meno alacremente collaborato all’olocausto e nei confronti degli ebrei stessi che per un misto di miopia ed eccesso di furbizia si sono fatti fare a pezzi.
    E comunque si rabbrividisce scoprendo l’evoluzione delle tecniche di sterminio…
    Ciao
    Skeno

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