Archive for settembre 2008

Sentiero della tacca bianca – monte Altissimo

30 settembre 2008

Domenica 28, con i soliti amici di adessospiana abbiamo organizzato una uscita verso il monte Altissimo, passando però dal versante Tirreno.
L’escursione, la cui descrizione si può trovare ovunque, ad esempio su paesi apuani , parte dalla marmifera (a 433 slm) vicino al paese di Azzano, sotto il monte Altissimo, 30 minuti circa dalla uscita di Versilia sulla A12.
Percorrendo la marmifera si arriva alle varie cave (cava Fitta, Michelangelo, Tacca bianca).
Dopo quest’ultima ha inizio il suggestivo sentiero verso il passo del Vaso tondo (1380 slm). Attenzione perchè qui il sentiero è largo meno di un metro e visto lo strapiombo a lato del sentiero occorre non avere vertigini e stare molto attenti a dove si mettono i piedi: il sentiero non è molto frequentato ed è pieno di ciottoli di cui è meglio non saggiare la stabilità.
Dal passo del vaso tondo in mezz’ora di arriva in vetta all’Altissimo. Dopo la sosta siamo poi ridiscesi al passo degli Uncini(1380), cioè dove il sentiero incrocia il bivio per Arni (sentiero 33). Da li bisogna seguire una traccia di sentiero che scenda a sinistra e si ricongiunge con la marmifera per la cava dei Colonnoni. Si ridiscende poi alla cava Michelangelo e quindi alla macchina. Il tutto ci ha impegnato per circa 7 ore con pause, sia per mangiare qualcosina in vetta, sia per le immancabili foto.

Alcune delle foto le potete vedere sulla
gallery di quotazero
ecco alcuni assaggi
  

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Burn after reading

26 settembre 2008

burn after reading Dopo Non è un paese per vecchi, visto qualche mese fa, non potevo non andare a vedere anche questo Burn after reading, nonostante le precedenti commedie dei fratelli Coen non mi avessero entusiasmato. Nonostante questa posizione preconcetta, il film è riuscito a farmi cambiare idea: c’è ironia ma anche molta amarezza e disillusione.
La frase finale del capo della CIA è veramente eccezionale: “Cos’abbiamo imparato da tutto questo? A non ripeterlo più. Anche se non ho ancora capito cos’abbiamo fatto”. Una bella presa in giro della moderna società, dove a comandare sono i dirigenti inetti che non saprebbero svolgere un lavoro di impiegati o peggio, che non riescono a prendere decisioni, che stanno alla finestra a guardare e si nascondono dietro una scrivania a pensare su chi far ricadere le colpe.

Ne ha parlato anche ilsarcotrafficante

Venere privata – Giorgio Scerbanenco

24 settembre 2008

venere privata Duca Lamberti è un ex-medico appena uscito di galera. Come medico è stato radiato dall’albo per aver dato la ‘dolce morte’ ad una paziente malata terminale e non potendo più esercitare è costretto ad accettare un lavoro alquanto insolito. Un ragazzo, Davide Auseri, da un anno è diventato un alcolista. Da sempre troppo timido e sensibile, Davide cerca di scacciare i suoi fantasmi personali annegandoli nel whisky. Ma i fantasmi hanno una origine reale e Duca pian piano riesce a penetrare il mutismo ostinato di Davide, che desiderava solo di confidare ad un amico la sua pena: si sente responsabile per la morte, avvenuta esattamente un anno prima, di una giovane. Le spiegazioni di Davide non convincono però l’ex medico, che forte della amicizie del padre, ex-poliziotto, riesce ad indagare privatamente sulle vicende che hanno portato alla morte della povera ragazza.

“La società è un gioco, vero? Le regole del gioco sono scritte nel codice penale, in quello civile e in un altro codice, piuttosto vago e non scritto, detto codice morale. Saranno codici molto discutibili, che devono essere continuamente migliorati, ma, o si sta alle loro regole, o non ci si sta. L’unico trasgressore alle regole del gioco che io possa rispettare è il bandito con trombone che si nasconde per le montagne: lui, anzi, dice chiaramente che non vuol giocare alla bella società e che le regole se le fa lui come vuole, col fucile. Ma i bari no. li odio e li disprezzo. Oggi ci sono i banditi con l’ufficio legale a latere, imbrogliano, rubano, ammazzano, ma hanno già studiato la linea di difesa con il loro avvocato nel caso fossero scoperti e processati e non vengono mai puniti abbastanza.

L’inverno a Lisbona – Antonio Munoz Molina

17 settembre 2008

inverno a lisbona Un malinconico musicista/insegnante di musica esegue svogliatamente le sue melodie in vecchi club, con vecchi amici. Il suo amore scappa, ma lui non sa decidersi a seguirlo; sa di essere ricambiato ma ha troppi dubbi per seguire la sua Lucrecia, o forse è troppo pigro. Finisce per essere sballottato qua e là dalla storia e dagli altri personaggi. Ne risulta un racconto rallentato, poco più che accennato, come a tratti la musica che suona il protagonista.
Credo che sia stata proprio questa l’intenzione dell’autore, per far intuire questa atmosfera rarefatta tra San Sebastian e Lisbona.

“Alla musica non importa niente di noi. Non le importa il dolore o l’entusiasmo che ci mettiamo nel suonarla o nell’ascoltarla. Si serve di noi. Come una donna di un amante che non la appassiona.”

“Chi sta suonando? – le chiese: la musica gli offriva una consolazione tiepida come l’aria di una notte di maggio, come il ricordo di un sogno.
Tu – disse Lucrecia – Tu e Billy Swann. Lisboa. Non ti riconosci? Mi sono sempre chiesta come hai potuto scrivere questa canzone senza mai essere stato a Lisbona.
Proprio per questo. Adesso non potrei scriverla.”

La bambola che dorme – Jeffery Deaver

10 settembre 2008

la bambola che dorme Cambia il protagonista della storia ma Deaver è sempre Deaver. Non c’è Lincoln Rhyme ma Kathryn Dance. L’esperto di medicina legale lascia il posto ad una esperta di cinesica, ma i colpi di scena arrivano sempre. Niente è quello che sembra, tutto si capovolge, però oramai Deaver non mi stupisce più: finchè rimangono abbastanza pagine, qualcosa dovrà succedere, anche se la storia sembra già finita…

Un uomo è in una casa e c’è una grande inondazione. Il fiume ha riempito d’acqua il piano terra, ma arriva una barca per salvarlo. Però lui dice: ‘No, andatevia, Mi salverà Dio.’ e va al piano di sopra. L’acqua continua a salire. Arriva una seconda barca e lui ripete ‘ no, andatevene, mi salverà Dio.’ Tuttavia il fiume continua a salire e l’uomo si rifugia sul tetto. Arriva un elicottero e lui insiste ‘ no, andatevene. Mi salverà Dio’. E l’elicottero svola via.
.. e poi l’acqua sommerge il tetto e l’uomo annega. Un attimo dopo è in cielo, vede Dio e gli chiede: ‘ Dio, perchè non mi hai salvato?’ E Dio scuote la testa e risponde: ‘Strano, non capisco che cosa non abbia funzionato: ti ho mandato due barche e un elicottero…’

L’uomo che ride – Victor Hugo

3 settembre 2008

uomo che ride Un bizzarro vagabondo, Ursus, poeta, attore e medico di strada, adotta due orfani in una fredda notte invernale. I due ragazzi sono entrambi sfortunati: lui ha un eterno ghigno in volto, procurato dai rapitori che ne volevano fare un fenomeno da baraccone. Lei è cieca, non si sà se dalla nascita o a causa di un incidente successivo. Ursus educa i due ragazzi alla vita di strada facendoli lavorare come mimi e attori nella sua improvvisata compagnia teatrale.
Alcuni anni dopo si viene a scoprire, o meglio qualcuno scoprirà, che Gwynplaine, questo è il nome dell’uomo che ride, è in realtà erede di un titolo nobiliare e automaticamente quindi è anche lord e pari di inghilterra. In seguito a questa scoperta, la vita del semplice giovane verrà sconvolta. La troppa onestà insegnatagli dal suo maestro di vita costerà cara a Gwynplaine..

Un bellissimo libro, mi sono stupito della differenza di notorietà tra questo libro e Notre-dame de Paris: è pur vero che Hugo si perde in qualche digressione di troppo nello spiegare la situazione a quel tempo in Inghilterra, ma la storia è bellissima, ben raccontata e a tratti commovente.


“La beatitudine dell’Olimpo è goduta a spese del silenzio di Cocito. Dunque popolo, taci.”

“Noi siamo tutti ciechi. L’avaro è un cieco; vede l’oro e non vede la ricchezza. Il prodigo è un cieco. vede il principio e non vede la fine. La donna civetta è una cieca: non vede le sue rughe. Il saggio è cieco: non vede la sua ignoranza… E Dio è un cieco; il giorno in cui ha creato il mondo non s’è accorto che il diavolo ci si ficcava dentro.”

“L’uomo è un mutilato. Quel che è stato fatto a me, è stato fatto al genere umano. Gli hanno deformato il diritto, la giustizia, la verità, la ragione, l’intelligenza, come a me gli occhi, le narici e le orecchie..”

Abisso Zunco

1 settembre 2008

Dopo il campo speleologico estivo GSI (gruppo speleo Imperia) – SCCS (speleo club CAI Sanremo) presso la gola della chiusetta, ci siamo accordati con i colleghi di Sanremo per fare qualche grotta insieme; l’occasione si è presentata domenica.
Con Luca, mio speleo-collega, abbiamo accettato con entusiamo la proposta di Alessio e siamo andati ad esplorare un nuovo abisso (Abisso Zunco) in cui ingresso si trova vicino al rifugio Allavena, presso la colla della Melosa, nella alta valle argentina, molto vicino al confine italo-francese.
La grotta è particolare, mi è parsa simile alle grotte (buca degli sciacalli e ombelico del margua) che ho visitato durante il campo estivo: poche concrezioni e andamento pressochè verticale. Unica differenza la temperatura leggermente più calda, intorno ai 10° circa, credo.
Personalmente la grotta mi è molto piaciuta, rispetto ad altre grotte le calate, i traversi e i vari deviatori sono disposti in maniera razionale e non occorre veramente faticare nulla più del necessario per risalire dai -170 metri circa di profondità. Il circa è dovuto alle stime dell’SCCS e al fatto che la grotta è in esplorazione, e il rilievo non stato ancora terminato.
In ogni caso devo come sempre ringraziare Luca e Alessio, in primo luogo per la compagnia: la discesa e la successiva risalita sono state interessanti ma anche divertenti; e poi si sono sobbarcati le sacche con i materiali, mentre io con la scusa delle foto, ho viaggiato molto più leggero…
Ecco qui tutte le foto, e due assaggi qui di seguito:
la forma dell'acqua una delle poche strettoie