Corso Speleo a Imperia…
9 Aprile 2008 by rinkoboyEcco qui un articolo che contiene tutte li informazioni necessarie per il 28° corso speleo del gruppo Speleologico Imperiese
Ecco qui un articolo che contiene tutte li informazioni necessarie per il 28° corso speleo del gruppo Speleologico Imperiese
Un ispettore di polizia, Grazia, deve dare la caccia ad un pericoloso assassino seriale, che sceglie le sue vittime, o almeno così pare all’inizio, in maniera totalmente casuale. Ma anche il più pericoloso degli assassini commette un errore. Quando poi ad aiutare il grazioso ispettore sarà chiamato un ragazzo non vedente che ha sviluppato un senso dell’udito non comune, nonostante qualche colpo di scena… lo spietato killer verrà assicurato alla giustizia.
Da Lucarelli mi sarei aspettato qualcosa di un po’ meno ‘americano’, un po’ più di umanità e cervello, invece in ‘almost blue’ ho trovato quasi un ragioniere che ha fatto il suo compitino con diligenza.
Forse ero troppo abituato al Lucarelli di ‘paura eh!?!?’.. invece qui mancano sia l’ironia che la fantasia. Il libro non mi ha convinto.
Sin dalla più giovane infanzia la protagonista del romanzo mostra segni di qualcosa di speciale dentro di sè. Conosce il significato di molte cose anche se non sa ancora esprimersi. Quasi come un essere soprannaturale piano piano prende coscienza dei limiti imposti dal suo corpicino ancora poco sviluppato e da una neonata troppo calma diventa una bambina capricciosa, a cui basta un pezzo di cioccolato bianco per calmarsi.
Giocando con se stessa e con il personaggio che si creata (La Nothomb è nata in Kobe, suo padre era un diplomatico belga ed ha una passione per il cioccolato bianco), l’autrice del romanzo crea uno scatenato susseguirsi di episodi ora tristi, spesso divertenti, mai noiosi. Una autobiografica canzonatoria (o biografia auto-canzonatoria?), la nothomb azzecca sempre il modo per spiazzarci e farci apprezzare un punto di vista diverso, fuori dagli schemi.
Il vecchio generale attende un amico nella casa dalla quale non si è più mosso dopo la morte della moglie. Attende da 41 anni un chiarimento da quello che un tempo fu il suo migliore amico. Attende il chiarimento con la consapevolezza che nulla potrà cambiare quello che è avvenuto in un giorno di tanti anni prima, eppure è determinato a regolare i conti con l’ex-amico in un duello senza armi, ma in cui una parola può ferire più di una spada. Perchè se c’è stata amicizia, l’amico gli deve una spiegazione, una frase o almeno una parola.
La bravura dell’autore sta tutta nel tradurre in parole la tensione crescente tra i due protagonisti e nel rendere la figura della moglie del generale una presenza quasi reale, con una prosa efficace, tutta tesa al momento in cui la resa dei conti sarà inevitabile ma non scontata.
“Credo anzi che uno non possa in nessun caso cambiare patria. Si possono cambiare solo i documenti. Tu non la pensavi così?”
“Gli uomini non sanno nulla di se stessi. Parlano sempre dei loro desideri e camuffano ostinatamente i loro pensieri più segreti. Se impari a riconoscere le menzogne degli uomini, noterai che essi dicono sempre cose diverse da ciò che pensano e vogliono davvero.”
Domenica scorsa, seppure un po’ tardi (siamo partiti alle 8:30 da Viozene, in Val Tanaro) siamo saliti al monte Rotondo, vicino al monte Mongioie.
La prima parte della salita, fino a pian dell’Oglio, è oramai totalmente sgombra da neve, mentre da pian dell’Oglio fino al bocchin dell’Aseo lo strato di neve è ancora abbastanza consistente e siamo stati costretti ad usare i ramponi.
Dal Bocchin dell’aseo in pochi minuti si raggiunge la cima del monte Rotondo (m. 2497), da cui si gode una vista ravvicinata del Mongioie, del Conoia e del pizzo d’Ormea.
Alcune nuvole ci hanno oscurato l’Antoroto mentre il Bric mindino era ben visibile, oramai quasi spoglio di neve.
Potete trovare tutto il reportage fotografico come al solito su adessospiana

Dopo il precedente Casino Totale non ho potuto che leggere d’un fiato Chourmo e Solea, le altre due avventure di Fabio Montale. In Chourmo l’ex-poliziotto si ritrova a cercare l’assassino di un nipote che non vede da molto tempo. In Solea invece viene risucchiato in una spirale di violenza dopo che una sua ex, la giornalista Babette, lo coinvolge in una indagine sulla mafia italiana. Se nel primo dovrà combattere contro integralisti islamici, nel secondo si trova invece a fronteggiare non solo criminali, ma anche gli intrecci tra mafia e poteri dello stato. Il pessimismo che sempre fa da sfondo alle avventure di questo ‘eroe per caso’, le vie di Marsiglia, il mare, gli amici e gli amori sono intrecciati sapientemente e mi hanno come incantato… Viene voglia di pastis, acciughe marinate e di mare a furia di immergersi nel racconto. E’ impossibile leggere Izzo e non riuscire a non sentire gli odori della più italiana tra le città di Francia.
“Non c’è niente da spiegare, Fabio. E’ questa la tragedia della vita. Ascolti il flamenco da anni e stai ancora lì a chiederti cosa ci sia da capire”
“Io non ho mai fatto niente contro Dio. Quel che dico è che non si costruisce la propria vita con la religione, ma con il cuore.”
Domenica con altri 4 speleo del G.S.I. siamo andati alla grotta Cycnus o Buranco San Pietro. La grotta è vicino a Toirano: si raggiunge seguendo da statale per Bardineto. Ad un tornante è sufficiente seguire una carrozzabile, e dopo circa un chilometro sollevare un tombino: appena sotto la grata è visibile un fix. Un altro fix è situato invece nel muro all’esterno. La partenza è un po strettina, ma già dopo il primo pozzo la grotta diventa più ampia. Una bella peculiarità della grotta è il salone ricco di belle concrezioni e alcuni stretti passaggi (evitabili se ci si limita a visitare il salone) che hanno messo a dura prova le nostre tute…
Due Detective privati, Pat e Angie, vengono rapiti dal ricco Stone. Non vengono rapiti per chiedere un riscatto ma perchè sono i migliori investigatori sulla piazza, e il signor Stone è alla disperata ricerca della figlia. Nulla è quello che sembra, tutti sono pronti a mentire e a tradire. Forse un po’ classico polpettone giallo-noir, meno intrigante di Mystic River, questa volta Lehane non colpisce più per l’originalità della storia…. peccato. Uno scalino sotto al libro precedente. Il fatto di staccarsi completamente da ‘la morte non dimentica’ non premia nè penalizza questo romanzo, un po’ scialbo a mio modo di vedere.
Bobby Sands nasce nel 1954 nella periferia di Belfast. A diciotto anni entra nell’Ira e viene arrestato.
Nel 1976 viene condannato a 14 anni senza prove e muore nel 1981 in seguito ad uno sciopero della fame.
Combatterà fino alla morte nella vana protesta contro il fatto che lo stato inglese non riconosca lo status di prigioniero politico a lui e a quelli che come lui, sono stati incarcerati perchè militanti dell’Ira.
Grazie a mille espedienti, riuscirà a far pervenire ai genitori alcuni racconti, scritti sulla carta igienica e con un pennino di penna Bic.
Il libro è poi completato dalla cronologia dei dieci anni in cui il governo inglese, reintroducendo l’internamento senza processo, incarcerò centinaia e centinaia di nord-irlandesi, se solo erano sospettati di essere vicini all’Ira.
(Per questo Amnesty international la Corte europea per i diritti umani si espresserò più volte contro i metodi di interrogatorio dei carcerieri, classificati ‘disumani e degradanti’)
“Non stiamo morendo lo stesso? - pensai - I nostri corpi non stanno forse consumandosi a poco a poco? Ora sono un cadavere vivente. Cosa sarò fra sei mesi? Sarò vivo fra un anno?”
“Durante una conferenza stampa in Arabia Saudita Margaret Thatcher dichiara: ‘Non sono pronta a prendere in considerazione l’idea di concedere lo status politico a gruppi di persone che sono state condannate per aver commesso dei crimini. Un crimine è un crimine; non ha nulla di politico’”.
Un trentenne analista programmatore in un società di software conduce un’esistenza scialba, trascinandosi in pratica tra casa, lavoro e camere d’albergo. Interrogandosi su come potrebbe essere vivere, finisce per cascare in una crescente apatia verso il mondo esterno che non sembra offrirgli nessun momento interessante.
Per via del suo modo di fare, si ritrova a essere la causa della morte di un collega, ma non riesce a scuotersi, fino a che la classica goccia, non farà traboccare il vaso e avrà un crollo nervoso. Il soggiorno in una casa di cura non serve a ristabilire l’equilibrio, perchè continuano a mancare le risposte.
Houllebecq racconta molto bene il disagio della vita moderna, stretta tra lavori alienanti, convenzioni sociali e assurde abitudini, senza proporre soluzioni miracolose, senza giudicare le persone. Destabilizzante, arido e cinico.
“Ho vissuto talmente poco che ho la tendenza a immaginare che non morirò; si direbbe inverosimile che una vita umana si riduca a così poca cosa.”
“Questo mondo non mi piace. Decisamente non lo amo. La società in cui vivo mi disgusta; la pubblicità mi nausea; l’informazione mi fa vomitare.”