10 Novembre 2009 di rinkoboy
La prima storia di Hap e Leonard, due amici uniti da un cinismo e un disincanto raggiunti da due strade diammetralmente opposte. Hap è un contestatore del sistema che si è rifiutato di partire per il Vietnam e ha preferito la prigione e dopo questa esperienza ha perso ogni ideale. Leonard è invece partito per la guerra ed è anzi un eroe, ma tutta la morte e la distruzione arrivategli addosso durante le battaglie hanno condotto anche lui verso un esagerato cinismo. Entrambi vogliono pensare solo all’immediato futuro e soprattutto a se stessi. Seguendo questa filosofia di vita, vengono coinvolti in un affare che da tranquillo e redditizio in partenza, diventa una sequenza di disastri incontrollati: iniziando da una palude all’ospedale dove si ritrovano alla fine per leccarsi le ferite, comunque, i due protagonisti rimangono cinici e divertenti.
“Se cavo un po’ di soldi da questa storia, li userò anch’io per una buona causa. Per me. Le foche se la sbrighino da sole. Non devono pagare le bollette, loro.”
“L’idealismo era un po’ come Venere nel cielo del giorno. Una volta ero in grado di vederla. Ma con il tempo mi serviva meno e volevo scrollarmene di dosso la responsabilità, e avevo perso la capacità di verderla, di crederci. Ma adesso pensai che sarei riuscito a vederla di nuovo se avessi fatto uno sforzo e avessi guardato con attenzione.”
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3 Novembre 2009 di rinkoboy
Un libro che scorre veloce, veramente ben scritto. Talmente ben scritto da sembrare ‘americano’. Quasi un thriller, quasi un giallo, quasi un bel libro… quasi perchè a me la storia non ha convinto. Uno studente modello si fa, o si vuole far portare fuori strada da un coetaneo, giocatore di poker, incallito donnaiolo, dalla morale un po’ dubbia. Alla fine della storia, il protagonista riuscirà con un ultimo colpo di reni a ritornare sulla ‘retta via’, ma per farlo pagherà in termini di sofferenza e solitudine.
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27 Ottobre 2009 di rinkoboy
Due uomini e una donna.. classico triangolo amoroso. Nonostante il titolo però, è Kathe la protagonista del libro, non Jules e Jim. E’ Kathe che porta in giro, prende per il naso, sposa, si separa, si lascia con i due malcapitati.
Come mai Jules e Jim lasciano fare? Sono troppo amici o troppo poco interessati a Kathe? Forse entrambe le cose: la forza di Kathe è talmente superiore alle loro volontà che non riescono mai a imporsi, se non involontariamente: la passione di Jim e la placidità di Jules la conquistano a fasi alterne. Uno strano equilibrio deve sempre essere conquistato a scapito di uno o dell’altro.
La placidità dei due uomini contro l’irruenza della donna, troppo innamorata di uno, troppo amica e confidente dell’altro.
Il romanzo è scritto con uno stile quasi telegrafico: brevi frasi essenziali: anche i capitoli a volte sono proprio striminziti. E’ più una cronaca che un racconto: mai una dissertazione, un giudizio o una morale.
” – La tua massima è questa: in una coppia, bisogna che almeno uno dei due sia fedele: l’altro.”
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20 Ottobre 2009 di rinkoboy
Un serial-killer invia una macabra cartolina ad ogni sua vittima, il giorno prima di ammazzarli. Un agente dell’FBI una volta specializzato in profili criminali e caduto in disgrazia dopo una vita disordinata viene coinvolto nell’indagine.
Questo serial-killer, soprannominato ‘Doomsday’, giorno del giudizio, è in relazione con una scoperta fatta poco dopo la fine della seconda guerra mondiale e con una abbazia la cui storia inizia nell’ottavo secolo dopo Cristo.
Tanta carne al fuoco: pure troppa.
Cooper forse è leggermente pretenzioso: alcuni passaggi risultano un po’ forzati ma nel complesso il libro se legge così velocemente che quasi non ci si accorge di queste incongruenze.
Ottimo libro per un esordio, l’idea sottostante è comunque originale: farei rientrare il libro nella categoria di Deaver, Crichton, Eschbach, Brown…
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19 Ottobre 2009 di rinkoboy
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13 Ottobre 2009 di rinkoboy
Michael Valentine Smith è figlio di due astronauti, allevato dai marziani dopo che i genitori e gli altri astronauti morirono arrivati sul pianeta rosso. Viene riportato sulla terra dopo la seconda missione marziana e inizia ad adattarsi alla vita terrestre. Dopo la fuga dall’ospedale in cui è in cura per rinforzare il suo debole fisico abituato ad una gravità inferiore alla terrestre, inizia un periodo di apprendimento: nuova lingua, nuove usanze, nuove abitudini. Il fatto di conoscere una lingua che non abbia niente a che fare con gli idiomi terrestri già di per se gli permette di pensare e addirittura fare cose che sulla terra sembrano impossibili.
La storia risente del periodo in cui è stata scritta, i primi anni sessanta, e della vocazione dell’autore a spiazzare i lettori dell’epoca cercando di offrire nuovi punti di vista. Come in altri libri dello stesso autore lo spunto fantascientifico diventa un pretesto per parlare di tabù, idee, pregiudizi.
Dello stesso autore consiglio anche a noi vivi e starship troopers.
“-E’ assurdo che un singolo uomo possa possedere un intero pianeta!
– Non usare mai una parola simile con un avvocato. Non la capirebbe. Ingoiare elefanti e infilare cammelli nella cruna di un ago è una pratica diffusissima in tutte le scuole di legge.”
“.. non ho mai capito come un dio giusto possa aspettarsi che le sue creature scelgano la religione corretta fra una miriade di religioni false.. seguendo solo la fede.”
“La fede biblica nella quale sono stato cresciuto mi incoraggiava a pensare che io fossi meglio del resto del mondo; ero ’salvato’ mentre gli altri erano ‘dannati’. Noi eravamo in uno stato di grazia mentre il resto del mondo era composto da ‘infedeli’..e come infedeli si intendeva gente come il nostro fratello Mahmoud.”
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9 Ottobre 2009 di rinkoboy
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6 Ottobre 2009 di rinkoboy
Il protagonista del libro, il Charles del titolo, intraprende una sinistra ricerca su un suo antenato. Una ricerca che lo porta ad estraniarsi sempre di più: si allontana infatti in una specie di esilio volontario. Alcuni lo credono pazzo, altri hanno sentito strani odori e diabolici rumori provenire dal laboratorio. Uno psichiatra amico di famiglia, il dottor Willet, inizia un’indagine per conto dei genitori, preoccupati di quanto sta accadendo. L’indagine sarà pericolosa perchè la vicenda affonda le sue radici in un passato inquietante.
Cupo e soffocante: Lovecraft era un maestro in questo. Però secondo me il libro risente del fatto che l’autore racconta i fatti con l’occhio di un narratore che riporta congetture sul protagonista della vicenda. Riportando tutto come congetture, sentito dire, occorrerebbe verificare, alla fine rimangono tanti dubbi e la storia non risulta chiara: secondo me non era questo il vero obiettivo di Lovecraft.
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29 Settembre 2009 di rinkoboy
Quanto può essere stravagante e svagato un premio nobel per la fisica? Quanto può essere normale, avere dubbi, interessarsi alla musica, ritenersi sciocco, inconcludente, osservatore, psicologo, simpatico o sovrastimato? Il premio nobel per la fisica 1965 Richard Feynman prova a raccontare qualche episodio della sua vita per farci capire meglio. Secondo me era solo una persona eccezionalmente curiosa, quasi ossessionata dalle cose che non riusciva a capire: poi trovava la formula semplice per scrivere in un linguaggio matematico e per spiegare agli altri il suo punto di vista: ecco Feynman applicava il criterio scientifico anche nella vita reale: se un fenomeno è riproducibile partendo dalle stesse ipotesi, per quanto complicato, le conseguenze devono essere le stesse.
“Non farò mai più l’errore di prendere per buone le opinioni degli esperti. Purtroppo viviamo una volta sola, facciamo degli sbagli, e quando impariamo a non sbagliare più in genere è troppo tardi.”
“Pensate un po’! In tempi come questi, ci sono giovani che studiano per avere un ruolo nella società e fare qualcosa di preciso, e l’unico motivo per cui la scienza li interessa è che i loro antichi bizantinismi vengono leggermente offuscati da un nuovo fenomeno.”
“Mio padre mi aveva educato nel disprezzo delle pompe e dei titoli (lui vendeva uniformi, conosceva la differenza tra un uomo in uniforme e uno senza: nessuna)”
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28 Settembre 2009 di rinkoboy
Stupendo anello sullo spartiacque tra la Valle Stura e la Val Tinèe che tocca l’aiguille de Tortisse e i laghi di Vens.
Itinerario: Le Pra (m 1700 – b.32) – Plateau de Morgon (m 2105) Maisons Forestières (m 2252)
Col du Fer (m 2584) – Aiguilles de Tortisse per il versante NE (m 2672).
Ritorno: Arco di Tortisse – Rifugio di Vens (m 2366) – sentiero aereo sul versante NO de la Crete de la Cote fino al colletto (m 2422) Maisons Forestières (m 2252) – Le Prà (m 1700) per lo stesso itinerario dell’andata.
Il tutto si completa in 6 ore circa.. dipende dalla quantità di foto e da quanto ci si lascia irretire dal paesaggio.
Peccato aver fatto la gita leggermente troppo presto, i colori sono ancora quasi quelli estivi.
Per il resto: maestoso l’arco di Tortisse, stupendi il rifugio e i laghi di Vens.

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